Vivere all’estero

Emilio: “Pronto? Ciao vecio, tutto bene?”

Io: “Ué Emilio, tutto a posto? Sì sì, dai. Te?”

Emilio: “Insomma… Come l’ultima volta che abbiamo telefonato, diciamo. Un po’ confuso. Inizio a raccontare come l’ultima volta?”

Io: “Certo, spara.”

Emilio: “Stasera volevo discutere dell’andarsene via di casa e del vivere all’estero, o in generale del trasferirsi da un paese piccolo come il nostro in una grande città.”

Io: “Ci sta. Sono tutto orecchi e molto curioso di sentire cosa hai da dire.”

Emilio: “Beh, inizierei col dire che sto considerando di tornare a ******** [paese dove siamo cresciuti]. Ho capito che il mio essere all’estero è stato un capitolo della mia vita, e anche molto bello, ma non è per sempre.”

Io: “Oh wow. Come mai? Io cambierei volentieri posto con te, se vuoi, ahahahah.”

Emilio: “Allora, all’inizio trasferirsi lontano ci sta. Quando hai 19 anni vuoi vedere il mondo e fare tante esperienze diverse, e una grande città estera è il posto perfetto per farlo. Da un po’ di tempo, però, mi è tornata voglia di vivere in un piccolo paese… Il me diciannovenne sarebbe molto stupito.”

Io: “Sì, infatti mi ricordo di come parlavi del vivere all’estero e in città come se fosse la soluzione a tutti i mali il primo Natale dopo la maturità. Cos’è successo?”

Emilio: “Forse dopo un po’ non hai più voglia di fare tutte quelle esperienze di cui parlavo. Forse dopo un po’ capisci che si può vivere felici e contenti anche senza aver provato tutto nella vita. E la città ti mette di fronte a troppi sconosciuti ogni giorno…”

Io: “Ma sarà ben meglio che vivere a ********, no? Sempre le stesse persone in giro, sempre gli stessi vecchi al bar, cinque o sei cognomi che si intrecciano al limite del preoccupante… A me piacerebbe vedere un po’ di gente nuova ogni giorno.”

Emilio: “È che dopo un po’ inizia a essere troppa. Quando sali sull’autobus non sai chi è nessuno e nessuno sa chi sei. Il cassiere del supermercato non saprà mai il tuo nome. Non incontrerai mai tutte le persone che vivono nel tuo condominio…”

Io: “E a te queste cose danno fastidio? Sarà che io ormai sono a ******** da venticinque anni, ma io tutto ciò lo troverei quasi liberatorio… Niente ‘Ah ciao! Te sei il figlio di X, vero? Salutami tuo padre!’, niente voci di paese e pettegolezzi su cose che alla fine della giornata non contano niente…”

Emilio: “Quello è vero, le comari di paese non mi mancano… Un’altra cosa su cui sto riflettendo in questi giorni è come starei se tornassi a ********. Riuscirei a riadattarmi a quella vita o penserei tutti i giorni ‘All’estero era meglio… Si guadagnava di più e c’era l’autobus ogni dieci minuti… Le strade non avevano tutte queste buche…’ Non vorrei tornare per poi fare confronti tra ******** e l’estero a ogni minimo inconveniente.”

Io: “Eh, quello è un rischio… C’è anche da dire che da come ne parli tu al momento non sembri essere particolarmente felice lì. Quindi sì, potrai pensare che all’estero le strade sono più belle e gli stipendi più alti, ma se alla fine non sei felice non c’è asfalto o stipendio che tenga…”

Emilio: “Hai ragione. Ovviamente il prossimo dubbio è se a ******** io sarei felice o meno. Questo però credo non ci sia modo di saperlo finché resto all’estero a lamentarmi che non mi piace vivere qua.”

Io: “Sì, quello non lo sai finché non prendi una decisione. È anche vero che se proprio dovesse andare male potresti tornare lì dove sei adesso…”

Emilio: “Vero, vero. Ma ormai devo iniziare a prendere delle decisioni un po’ definitive. Non posso continuare a vivere con il pensiero di ‘Se non va bene cambio/mi trasferisco/faccio altro’. Inizio a sentire il ticchettio dell’orologio che mi dice che tra poco io dovrei aver capito cosa fare della mia vita e dove vivere.”

Io: “Ma dai, Emilio, fammi il piacere… Hai appena iniziato. Guarda tutti i nostri amici a ********. Hanno la nostra età e viviamo ancora tutti dai nostri genitori, me incluso. Se va bene facciamo qualche lavoretto qua e là, ma sono sicuro che dopo l’università non tutti rimarremo qui. Anche solo per trovare un lavoro decente bisogna per forza scendere a valle. Per non parlare di quelli che sicuramente finiranno a Milano e dintorni. Nessuno di noi ha già deciso che cosa fare della propria vita, né tantomeno dove.”

Emilio: “Sì, in effetti, se la metti così… Okay, amicizie a parte, non voglio vivere per sempre lontano dalla mia famiglia. Sai quanto voglio bene ai miei genitori e ai miei fratelli… L’idea di continuare a vederli solo in estate e per le feste mi spezza il cuore…”

Io: “Eh, qua hai ragione. E credo che l’unica soluzione sia davvero tornare in Italia, anche se non necessariamente a ********.”

Emilio: “Beh, se li voglio vedere spesso devo essere quantomeno vicino. Anche solo una volta a settimana basterebbe.”

Io: “E allora sì, l’unica è tornare. Ma dopo aver vissuto così tante cose, secondo te riusciresti a riabituarti alla vita di ********? Per me sarebbe dura.”

Emilio: “Intendi al ritmo? Al silenzio? Boh, credo di sì…”

Io: “Mi riferivo più alla mentalità delle persone… Dopo che hai vissuto in città che hanno milioni e milioni di abitanti, secondo me tutte le questioni di paese ti sembreranno molto futili, no? Qui stanno discutendo da un mese se spostare la messa alle 11 invece che alle 8…”

Emilio: “Ahahahah, sì, forse sì. Credo che dopo aver visto un po’ di mondo, nonostante ce ne sia ancora moltissimo da vedere, capisci che queste cose non contano tanto nel grande ordine delle cose. Ci sono migliaia e migliaia di paesini che hanno diatribe simili, miliardi e miliardi di persone con i loro problemi nella vita e, quando lo vedi con i tuoi stessi occhi, smetti di prendere tutto così sul serio… Per rispondere alla tua domanda: probabilmente sì, almeno all’inizio. Poi forse tornerò ad avere un po’ di più quella visione da paese che prendevamo tanto in giro a diciotto anni e che comunque ho capito poi non essere alla fine così male…”

Io: “Aspetta un attimo: secondo te non è male come pensano alcune persone a ********? Che vivono bramando il prossimo pettegolezzo in fila dal macellaio per poi raccontarlo alle loro amiche al bar il mattino dopo?”

Emilio: “Prova ad analizzarlo oggettivamente dall’esterno. Chi è più felice, secondo te? Io nella grande metropoli che ti offre ogni tipo di esperienza o il vecchietto di ******** che si ritrova con i suoi amici al circolo per il torneo di scopa? Per quanto la loro visione sia limitata, antiquata o retrograda, c’è da riconoscere che non se la passano male. Escono di casa e vanno dal macellaio, che li conosce, li saluta e gli chiede come va. Poi vanno dal panettiere, che gli chiede se vogliono il solito. Poi dal dottore, dove ci sono sempre le stesse persone in sala d’attesa con cui si parla un po’. Non vedi la differenza dalla mia situazione attuale, in cui l’unico contatto vero che ho con le persone, a parte che per lavorare, sono queste chiamate con te??”

Io: “Oddio, credo di capire cosa intendi, ma non sono ancora pronto a darti ragione. Sarà ben bello vivere in una città dove puoi provare tutte le sere per un anno un ristorante nuovo e ne avresti abbastanza per anni e anni? O preferiresti che il punto saliente della tua settimana fosse che hai fatto mettere una targa con il cognome della tua famiglia sulla panca della chiesa???”

Emilio: “Guardala da un altro punto di vista. Io pagherei per poter provare felicità da una cosa così semplice come il mio cognome su una panca. Ma dopo aver vissuto tante cose il mio standard si è alzato. So che vedere un tramonto dal monte Fuji è meglio. Provare per la prima volta un piatto di cui non sai né il nome né gli ingredienti per me è come far costruire una chiesa intera con il mio cognome sopra. Un po’ invidio l’abitante medio di ******** che riesce a trovare gioia in qualcosa di così banale.”

Io: “Okay, capisco. E allora, se sai già che gli avvenimenti che succedono a ******** non sono abbastanza, perché pensi di tornare? Ti condanneresti a dover essere sempre infelice perché sai che al mondo c’è di meglio…”

Emilio: “Beh, la mia famiglia non c’è da nessun’altra parte al mondo. E sotto sotto spero che magari, tornando, io riesca con il tempo ad abbassare l’asticella… Dopo un paio di anni forse riuscirò di nuovo ad ‘accontentarmi’ di una sagra di paese o di un Natale con la neve…”

Io: “Sincero, capisco la motivazione della famiglia, ma questa qua delle aspettative e dell’essere felice no. I vecchietti a ******** sono così felici per una novità in paese proprio perché non hanno mai vissuto altro. Non sanno com’è essere in un posto in cui anche l’acqua ha un sapore diverso, dove non sai né dire né leggere una parola della lingua locale… Per loro la cosa migliore che possa capitare è che succeda qualcosa a ******** che finisce sul giornale, in modo da poter parlarne per i prossimi sei mesi.”

Emilio: “Io spero che, tornando a ********, riuscirei anche io a ritrovare un po’ di magia nelle piccole cose. È come quando sei a dieta: dopo tre mesi di insalata e petto di pollo al naturale, una pizza margherita è l’esperienza più bella della settimana. Forse, se io mi mettessi un po’ a ‘dieta’ di stimoli ed esperienze nuove, riuscirei anche io a rivedere quella magia nelle piccole cose che ormai ho perso.”

Io: “Credo che possiamo parlarne quanto vogliamo, ma finché non proverai non lo sapremo davvero. Senti, io devo andare a letto, ti va di continuare a parlare un’altra volta?”

Emilio: “Sì sì, certo, non ti voglio tenere sveglio. Ciao, alla prossima.”

Io: “Ciao, buonanotte, è stata una bella discussione.”

Emilio: “Sì, eh. Pensa se ci vedesse ************* [professore di filosofia del liceo]. Sarebbe fiero di noi.”

Io: “Lo era già all’epoca. Eravamo i suoi migliori studenti, nonchè gli unici che lo ascoltavano ahahahah.”

Emilio: “Sì, ahahahah. Va bene dai, buonanotte.”

Io: “Notte.”

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