
Emilio: “Pronto? Mi senti? Come va?”
Io: “Pronto Emilio, tutto bene, tutto bene. Tu?”
Emilio: “Tutto abbastanza bene, dai. Oggi ho una cosa molto interessante da discutere. Un po’ ne abbiamo già parlato l’altro giorno, quando discutevamo del vivere all’estero.”
Io: “Okay. Sono tutto orecchie.”
Emilio: “Oggi vorrei parlare della curiosità. Soprattutto del perché alcune persone sono curiose e altre no.”
Io: “Bello. Allora mi metto comodo.”
Emilio: “Sì, bravo ahahah. Secondo te si nasce curiosi?”
Io: “No, secondo me no. Ci viene ‘insegnato’ dopo.”
Emilio: “Quindi una persona nata e cresciuta da eremita in completo isolamento, secondo te, non sarebbe curiosa di vedere persone o cose nuove?”
Io: “In generale sì. Non saprebbe nemmeno dell’esistenza di altri esseri umani, quindi non vedo perché dovrebbe mettersene alla ricerca. Stessa cosa vale per nuovi posti o nuovi cibi.”
Emilio: “Ah, okay. Ma se, per dire, questo eremita avesse dei libri o Internet a disposizione, secondo te diventerebbe curioso dopo un po’? Dato che dici che era l’assenza di spunti che causava il non essere curioso…”
Io: “Sì, secondo me sì. Se venisse a conoscenza dell’esistenza di altri luoghi, cibi o persone, nascerebbe anche in lui una certa curiosità. Secondo te no?”
Emilio: “La ragione dice di sì anche a me. Però allora non capisco come mai alcune persone possano non essere curiose nei nostri tempi, dove vedi tutti i giorni online persone che non conosci e posti che non hai mai visto. Qualcuno rimane comunque indifferente di fronte a tutte queste cose nuove.”
Io: “Forse loro sono curiose in un altro modo. Mentre a te piace viaggiare e conoscere persone, a loro piace guardare nuove squadre di calcio o cambiare mazzo di carte con cui giocare a scala quaranta. Non credo nessuno sia veramente così statico da non provare proprio MAI nulla di nuovo….”
Emilio: “Giuro che quando vedo alcune persone mi viene da pensarlo ahahah. È che forse sono molto curioso io? Ma c’è gente che veramente non prova cose nuove perché ‘sta bene così’ oppure ‘sa già cosa gli piace’. Se mai dovessi dire io una cosa del genere, per favore fammelo notare subito!”
Io: “Ah okay, capito. Forse la curiosità è anche un po’ questione di allenamento. Immagina qualcuno che, come te, ha vissuto in tanti posti e paesi diversi. Farebbe molta meno fatica a trasferirsi di nuovo in un altro luogo. Qualcuno che non l’ha mai fatto e non ci ha neanche mai pensato lo vede come pericoloso/difficile/rischioso… E più tempo stai senza provare cose nuove, meno sarai disposto a provarle. Magari se tu adesso smettessi all’improvviso di viaggiare o, in generale, di essere così curioso, diventeresti anche tu tra quarant’anni uno di quelli che sanno già cosa gli piace.”
Emilio: “Uff… Spero proprio di no con tutto il mio cuore. Non capisco veramente come ci si possa ridurre così. Però quello che dici ha senso. Meno provi cose nuove, meno ti viene voglia di provarle. E al contrario, più ne provi, più magari cresce la consapevolezza che c’è moltissimo altro là fuori.”
Io: “Sì, esatto. Secondo me tu corri il rischio contrario, cioè di non accontentarti mai, perché in fondo sai che esiste per forza qualcosa che sarà meglio al mondo. Ci sono troppi luoghi meravigliosi, cibi saporiti o persone interessanti per te per dire ‘Okay, questo è il meglio, smetto la mia ricerca’. Capisci cosa intendo?”
Emilio: “Sì sì, assolutamente. Ogni tanto lo penso anche io. Avendo visto molto e fatto molte esperienze, per me è sicuramente più difficile ‘accontentarmi’ o, in generale, essere soddisfatto di qualcosa, perché i miei paragoni sono con cose molto belle che ho vissuto e posti bellissimi che ho avuto la fortuna di vedere.”
Io: “Potresti sempre usare un punto di vista più generale, magari valutando i pro e i contro di ogni cosa. Perché ovviamente il nostro paesino di montagna non sarà mai così emozionante come New York, ma, per esempio, qui la gente è molto meno stressata e puoi lasciare le chiavi fuori dalla porta senza avere paura…”
Emilio: “Sì, hai ragionissima. È una cosa su cui devo lavorare molto, sicuramente. Senti, grazie mille della chiacchierata, io andrei a dormire.”
Io: “Di nulla, mi ha fatto piacere. Buonanotte, Emilio.”
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